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La battaglia online del Canton Marittimo

Intervista con Andrea Caruso, ideatore del Canton Marittimo nato in rete qualche settimana prima delle scorse regionali [Veronica Matta]

VERONICA MATTA
martedì 25 febbraio 2014 15:32

di Veronica Matta

"Schiavi per schiavi", meglio esserlo della Svizzera, paese che rispetta le autonomie e le specificità di ogni cantone. Lo hanno chiamato Canton Marittimo, quello sardo, essendo la Sardegna l'unica regione circondata dal mare. Suona come una provocazione, nata come conseguenza all'incuria in cui l'isola è stata abbandonata dal governo centrale di Roma, dove i nostri rappresentanti sardi hanno pensato bene di essere troppo accondiscendenti rispetto a quelle che sono le necessità della Sardegna. Canton Marittimo nasce sulla rete qualche settimana prima delle ultime elezioni regionali sarde, come movimento di protesta che raccoglie gran parte dell'astensionismo (delusi, sfiduciati in un futuro diverso che ritengono non possa partire da qua) ma è anche movimento propositivo che sta studiando i meccanismi con i quali realizzare questo progetto: l'iter per un'eventuale annessione alla Svizzera. Al momento i simpatizzanti sono 3000 circa, numero destinato a crescere viste le continue adesioni. Sarà per gioco sarà per utopia il gruppo cresce.

Intervista ad Andrea Caruso, ideatore Canton Marittimo
Perché la Svizzera dovrebbe essere interessata a noi?
Gli svizzeri con cui siamo in contatto sono interessati e questo consenso entusiastico, si può constatare dai commenti degli svizzeri iscritti al gruppo: chi non desidererebbe annettere un'isola col mare (che loro non hanno ma desiderano), con la natura e il territorio incontaminato della Sardegna, una terra dal potenziale inespresso abitata da poco più di un milione e mezzo di persone? La notizia ha già rimbalzato su blog e stampa svizzera, partendo dal Canton Ticino per diffondersi poi agli altri. La forza attiva del gruppo è composta da una trentina di persone, siamo ancora in una fase organizzativa. Numerosi i sostenitori, entusiasti dell'ipotesi ma increduli sulla riuscita, soprattutto per diffidenza nella maggioranza dei propri conterranei sardi che, secondo tanti, non sarebbero d'accordo. Io, se fossi uno svizzero e leggessi una cosa così sul giornale ne rimarrei incuriosito se non addirittura interessato ad approfondire. Oggi abbiamo conferma dell'interesse di tanti, sardi e svizzeri insieme e questo ci motiva ad andare avanti perché vediamo in ciò straordinarie prospettive e prosperità per la Sardegna, poi sappiamo che le più grandi imprese degli ultimi trent'anni seppur private, sono nate in un garage o nella camera/dormitorio di un college ad opera di due o tre persone: Microsoft, Apple, Google e lo stesso Facebook... Poi c'è il caso di Malta, resasi indipendente dall'Inghilterra nel '64. Certo, l'articolo 5 della nostra Costituzione non facilita le cose ma, non stavano per metter mano alla Costituzione l'anno scorso con una sorta di blitz politico? Perché mai un popolo unito e determinato non potrebbe portare avanti una tale impresa con successo?

Perché ai sardi dovrebbe fare gola l'annessione alla Svizzera?
E' evidente. Perché siamo piagati da secoli di dominazioni che non hanno mai voluto o saputo valorizzare la nostra terra a nostro vantaggio. Siamo sempre stati tenuti al palo, soprattutto dall'Italia, che ha importato nella politica locale il malaffare misto a inettitudine. Ambiamo all'indipendenza ma non siamo mai riusciti a realizzarla. Con la Svizzera avremmo una guida verso l'eccellenza amministrativa e quella piena autonomia, da noi sardi sempre auspicata, come quella di cui godono tutti i cantoni, vere e proprie repubbliche indipendenti confederate.

La Sardegna venne annessa al regno Piemontese nel 1718. Il mio Professore di storia Francesco Cesare Casula mi diede un 30 e lode, quando gli dissi: la storia andrebbe riscritta correttamente, dalla Sardegna, isola da cui partì l'unità d'Italia. Non dal Piemonte.
La storia e i suoi protagonisti hanno enorme dignità e valore ma il mondo è in continua trasformazione e appartiene ai vivi. Oggi facciamo parte di un'Italia che ci tratta come l'ultima ruota del carro e c'è in gioco la vita e il benessere del popolo sardo. A noi interessa soprattutto quello.

Lo Stato italiano potrebbe venderci alla Svizzera?
Non è il mio campo ma immagino che se lo volesse, potrebbe farlo, analogamente a come può vendere beni territoriali, artistici e identitari. Credo che gli stessi italiani, se ne ravvedessero un tornaconto o una schiarita della crisi, non esiterebbero a esprimersi a favore. Dopotutto siamo una delle poche regioni italiane quasi totalmente prive di patrimonio artistico classico (tolte le poche pietre, non valorizzate peraltro, rappresentate da il tempio di Antas, dall'anfiteatro di Cagliari e poche altre. Tutto il resto è roba nostra, caratteristica della nostra cultura squisitamente identitaria. Poi, modificati alcuni presupposti e riconoscendo ai sardi lo status di "popolo" potremmo far valere il principio di autodeterminazione dei popoli, sempre in auge, che potrebbe magari permettere di affrancarci con un plebiscito.

Commenti
  • Anonimo 28/02/2014 alle 15:44:53 rispondi
    Vendere alla Svizzera?
    Casomai è l'Italia che dovrebbe dare qualche miliardo alla Svizzera.
    Ci avete preso per fessi?
    Le offerte partono da 100 miliardi. Al minimo.
    E alla prima obiezione, si sale a 200. E così via di cento in cento.
    Se non non se ne parla.
  • Anonimo 02/03/2014 alle 18:52:26 rispondi
    Siamo a Carnevale e state vaneggiando.