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CULTURA

Tribal Networking, il 1^ portale antropologico per la Sardegna

L'antropologia a servizio de 'Le rotte del gusto' per raccontare l'eccellenze dell'isola, partendo dal cibo

Redazione
domenica 19 marzo 2017 17:10

di Veronica Matta

Si chiama Tribal Networking - Rotte del Gusto, la piattaforma digitale realizzata da un team di professionisti provenienti da diverse aree disciplinari (antropologia, alta cucina, fotografia, sviluppo web, web marketing e musica), pensata non solo per i turisti. Si tratta del primo portale antropologico al mondo dedicato alla Sardegna. È implementabile da chiunque lo voglia come accade su Wikipedia, l'enciclopedia aperta gestita da editori volontari che permette ai propri utenti di aggiungere e modificare i contenuti. Tribal Networking è un unicum mondiale che nasce da un pacchetto di servizi (Tribal Networking) che inveritas.it ha erogato alla Sardegna autofinanziandosi. Alla Sardegna, non alla RAS. Sono ormai 22 i membri della tribù di Tribal Networking. Il founder del progetto si chiama Marcello Carlotti, antropologo-documentarista di Serramanna. Lo abbiamo intervistato per Cagliari.Globalist consapevoli che l'antropologia, anche al di fuori dei corridoi accademici, può essere utile.

Intervista con Marcello Carlotti

Com'è nata l'idea?

Buongiorno, Veronica e buona giornata a tutti i lettori di Cagliari Globalist. Anzitutto, grazie per questa intervista. L'idea di Tribal Networking - Rotte del Gusto è l'approdo di un approccio antropologico che è nato alcuni anni fa, quando facendo il mio lavoro in giro per il mondo, ebbi modo di notare come, a seguito della crisi del 2008, la Sardegna stesse passando per una forte fase depressiva, con un incremento esponenziale dell'emigrazione, specie di giovani titolati che, purtroppo, non trovavano nell'isola uno sbocco lavorativo degno dei loro curricula ed aspettative. Vista dall'estero, precisamente da Israele dove all'epoca lavoravo, la Sardegna mi sembrava una vera e propria miniera di potenzialità non sempre colte e messe a frutto. Decisi quindi di tornare e mettermi in gioco, creando dapprima il progetto inveritas.it al cui centro esisteva un pacchetto di valorizzazione delle risorse autoctone che doveva fungere al contempo da incubatore di sinergie: Tribal Networking appunto. Il primo esempio di Tribal Networking l'ho realizzato a Serramanna, grazie al sostegno di un imprenditore locale, Alessandro Cireddu che sposò l'idea durante una cena e convinse altri imprenditori ad entrarvi attivamente. Da Serramanna, con la collaborazione del Web Developer Davide Batzella, ci siamo spostati in Gallura, dove abbiamo realizzato il primo portale antropologico di quell'area (envisiongallura.net) che raccontava non tanto l'estate e le spiagge quanto, piuttosto, l'entroterra e le sue risorse e, sulla suggestione di Piero Canopoli, sviluppava il concetto di Custodi del territorio. A quel punto, mi sono sentito sufficientemente forte per passare allo step successivo. Ho contattato lo chef Marcello Putzu e abbiamo ragionato della possibilità di raccontare la Sardegna attraverso sette documentari, sette colori e sopratutto sette nuovi menù incentrati sui prodotti locali (specie quelli desueti), sulla loro stagionalità e sull'innovazione nel rispetto della tradizione. Sono nati così, anche grazie ai suggerimenti ittici di Pier Paolo Palmas, piatti fantastici come il profitterol alla bottarga, con cuore di cioccolato bianco e ricotta di pecora nera di Arbus o, in Ogliastra, l'uso del luccio, specie prelibata presente nelle acque del Lago Alto del Flumendosa ma ancora non presente nei menù locali. Il progetto ci ha occupato per un anno, personalmente ho fatto oltre 53.000 km in giro per la Sardegna, e i risultati sono il portale aperto tribalnetworking.net dove è possibile apprendere le nuove ricette che abbiamo sviluppato.

Quali sviluppi ha avuto la vostra idea?

Il principale sviluppo dell'idea è proprio l'innovativo concept che abbiamo messo in campo. Anche tu sei un'antropologa che si occupa di cibo, quindi capirai come il primo risultato che abbiamo mostrato consista nell'utilizzo dell'antropologia al di fuori dei corridoi accademici. Concretamente, mentre Davide implementava il design del sito che avevo concepito, con Marcello Putzu abbiamo girato sui territori sardi, mappando sette rotte del gusto, una per ogni colore dell'arcobaleno. Ho scelto l'arcobaleno per due ragioni. Anzitutto, perché è un simbolo di pace. Poi in quanto esso è, visivamente parlando, un ponte di luce che arriva dopo le tempeste, quando l'acqua è ancora in sospensione nell'aria e filtra la luce solare scomponendola cromaticamente. Il progetto, che ha nel logo Don Quijote e Sancho Panza, voleva costruire ponti di pace, basandosi sui risultati delle ricerche antropologiche ed enogastronomiche che abbiamo condotto sui territori. Ogni volta, a partire da Oristano dove il Prof. Giuseppe Melis ci ha voluto ospiti del Consorzio UNO, alla fine di ogni mappatura, abbiamo organizzato una cerimonia di restituzione di quanto appreso dalle aree che abbiamo attraversato. Durante la cerimonia, abbiamo donato agli abitanti dei luoghi il documentario, la Rotta e le ricette elaborate con uno show cooking durante il quale lo chef si è messo a disposizione delle persone che partecipavano, mostrando loro i procedimenti per realizzare i piatti che, di volta in volta, abbiamo concepito. Le rotte, le ricette ed i documentari sono disponibili a tutti sul portale che abbiamo creato. Tengo anche a sottolineare che la nostra idea è diventata realtà grazie allo sforzo (anche economico) di tutti coloro che hanno sostenuto il progetto, autofinanziandolo.

Quali obiettivi per la Sardegna?

Gli obiettivi che abbiamo per la Sardegna sono ben delineati dalla Mission e dalla Vision che il portale promuove: mostrare, ai sardi ed al resto del mondo, che la Sardegna non si esaurisce nella stagione balneare. Attraverso il nostro blog e le interviste che ospita a cadenza settimanale, poi, vogliamo creare una sorta di banca dati che racconti le eccellenze del nostro territorio, trasformando i turisti in visitatori, i visitatori in esploratori e i prodotti in bellezza. Abbiamo attivato una seconda lingua (lo spagnolo), e, a breve, attiveremo anche la lingua inglese. Questo ci ha già consentito di implementare relazioni internazionali importanti, come quella con l'Architetto Abel Castillo, con l'antropologo Sergio Mendizabal o con la Chef venezuelana Catherine Lemoine. Nel prossimo futuro, proprio con Catherine Lemoine, porteremo avanti un progetto internazionale per creare una scuola di alta cucina in Madagascar, attivando una collaborazione con Padre Pedro Opeka e la sua splendida realtà di Akamasoa. Come saprete, disgraziatamente, il Madagascar è attualmente uno dei Paesi più poveri del mondo, ed è tristemente meta di turismo sessuale. Incredibilmente, quando andai laggiù a realizzare un documentario antropologico sul tema dello sfruttamento del corpo femminile, scoprii che il popolo che maggiormente approfitta del fenomeno è quello italiano, e ancora più incredibilmente, i sardi hanno il triste primato fra gli italiani.

http://www.tribalnetworking.net