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TERRITORIO

Lo zafferano, l'oro rosso arriva ad Assemini

La storia di Roberto e Giuseppe, due 'nuovi contadini' di Sardegna: una risposta alla globalizzazione

Redazione
lunedì 16 gennaio 2017 18:03

di Veronica Matta

Si potrebbero chiamare pionieri alla ricerca dell'oro perduto, Roberto Cotza (classe 1984) e Giuseppe Siena (classe 1982) ascoltando la storia del loro "ritorno alla terra" con la coltivazione dello zafferano. Un ritorno alla campagna e alla vita contadina per ricostruire un legame con un territorio: Assemini. Un'iniziativa imprenditoriale volta a recuperare la rete sociale, i contatti umani, la bontà dei prodotti capace di produrre una nuova coscienza di ciò che significa una scelta di vita contadina. Amici da quasi 15 anni, hanno entrambi il diploma da perito agrario. Roberto, oltre ad aver continuato gli studi in ambito universitario senza però riuscire a laurearsi (per il momento almeno) ha sempre lavorato nel settore dell'agricoltura, giardinaggio florovivaistica fin da adolescente, oltre che nei terreni di famiglia da bambino. Giuseppe con gli studi al conservatorio, dopo aver viaggiato in Europa, negli anni si specializza anche tramite corsi e attestati ufficiali, sviluppando delle capacità che nel campo dell'agricoltura oggi possono fare la differenza, ovvero capire il cliente, saperci parlare e individuare le sue necessità.

Un giorno per caso Roberto e Giuseppe si incontrano nei pressi di un semaforo ed iniziano a ragionare sulla possibilità di avviare una coltivazione di zafferano, unendosi nelle intenzioni comuni. Passano circa 3 anni dopo aver studiato il mercato, frequentato corsi regionali, visitare aziende, mercati, negozi, piccoli coltivatori. Alla fine dopo aver riunito parte del puzzle, vanno alla ricerca di un terreno. Cominciano da zero, in assenza di guide, senza l'aiuto di genitori e parenti. Determinanti sono gli aiuti dell'agenzia Laore di Assemini e di alcune aziende . Nessuna bacchetta magica, investono tutti i loro risparmi in questo progetto.

Dal 2 gennaio 2017 sono ufficialmente attivi come società semplice agricola SiCo (Siena e Cotza). Coltivano zafferano, frutta e verdura di stagione abbracciando la filosofia del km0 e del biologico (non ancora certificato per via dei costi) e cercando di trasmettere la fiducia nel cliente già ripagata - dichiarano Roberto e Giuseppe - quando ritorna a comprare da noi dicendoci: i vostri prodotti sono saporiti e facilmente digeribili (nessun pesticida). Negli ultimi mesi entrano a far parte della famiglia del GAS (gruppo di acquisto solidale) di Assemini con cui nasce un'immediata sintonia, condividendone la stessa filosofia di pensiero su come coltivare la terra cercando di tramandare la cultura e la passione per l'agriCultura instaurando un contatto diretto dal produttore al consumatore.

Perché proprio lo zafferano?

Lo zafferano è un po' il cavallo di battaglia in Sardegna - dichiara Roberto - per quanto riguarda la coltivazione delle piante officinali, piante che mi hanno sempre affascinato e ho studiato. Lo zafferano è uno dei prodotti che rappresentano la tradizione sarda. Produzione di alta qualità e tradizione antica. Per noi - dichiara Giuseppe - è stata una scelta molto ponderata.

Quanto zafferano pensate di produrre in un anno?

Eh, bella domanda! Fra 3 anni, quando la coltivazione sarà a regime, le medie regionali indicano 1,5/2 kg l'anno, poi il clima incide parecchio. Un anno può darci un kg o meno, un altro anno più di due. Le temperature e le precipitazioni la fanno da padrone!

Ve la sentite di commentare il bando che non arriva mai "Terre ai giovani?" Ritenete quel bando, un valido e necessario strumento per ritornare a far agricoltura in Sardegna?

I bandi in generale sono aiuti potenzialmente utili, a volte il problema dei bandi è che, per forza di cose, non possono andare incontro alle esigenze di tutti, compreso "Terre ai giovani". Un giorno il mio sogno sarebbe anche avere una qualche voce in capitolo per far notare, quando si scrivono i bandi, la realtà di tante persone che non possono soddisfare i requisiti per accedervi. Non poter soddisfare i requisiti spesso non è sinonimo di azienda che non cresce e non valorizza il territorio. Per far tornare i giovani all'agricoltura serve che le amministrazioni tornino vicino ai giovani di persona, nella pratica, nelle aziende e che capiscano le problematiche di chi vuole avviare un'attività. Se non si comincia a fare questo, i bandi serviranno ad aiutare principalmente chi ha già i terreni.

Mentre qualcuno aspetta i contributi a pioggia di mamma Regione e dell'Unione Europea ... onore a Gaia e alla buona volontà dei "nuovi contadini" di Sardegna.