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POLITICA

La violenza costa al sistema statale 17 miliardi di euro annui.

A Quartu, tavola rotonda con 4 donne per la difesa dei diritti dei più deboli, delle donne abusate e dei minori abbandonati

Redazione
lunedì 28 novembre 2016 14:44

Una tavola rotonda importante quella riunitesi il 25 novembre all'ex convento dei Cappuccini organizzata dall'amministrazione del Comune di Quartu Sant'Elena. Una data non banale, ma scelta già dal 1999 come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne dall'Assemblea Generale della Nazioni Unite, giornata scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981, in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne laRepubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Una tavola rotonda diventa un'importante occasione per confrontarsi e discutere sul tema della parità di genere denunciando ogni forma di violenza sulle donne, di ogni forma di violenza partendo dall'INFORMAZIONE, alle forme di comunicazione e uso di un LINGUAGGIO che devono mettere al centro il valore dell'identità di ogni persona, la relazione tra uomini e donne, il rispetto di ogni differenza e il rispetto dell'alterità dei bambini e delle bambine da parte degli adulti e dell'ambiente in cui crescono.

"Nuovi percorsi per una cultura di genere. Traiettorie giuridiche, psicologiche, politiche e culturali" è il titolo dato alla tavola rotonda sul tema della parità di genere che ha riunito 4 donne (Marina del Zompo, Fiorella Pilato, Anna Maria Busia, Susi Ronchi) che si sono distinte nella società, ciascuna nel proprio ambito professionale, sociale e politico e che hanno trattato il tema della parità di genere sotto vari punti di vista: giuridico, psicologico, politico e culturale.

Moderata da Veronica Matta, la tavola rotonda fa emergere una chiara volontà da parte del primo cittadino Stefano Delunas e la sua giunta a porre in essere una progettualità che coinvolga in primis le scuole e gli adolescenti con i percorsi della legalità - perché salvare un'intera generazione investendo su di essa - dichiara il Sindaco Delunas - significa investire sulla nuova classe dirigente del futuro.

Donne le relatrici presenti in questa importante tavola rotonda, che si sono distinte nella difesa dei diritti dei più deboli, delle donne abusate e dei minori abbandonati. Dai loro interventi si palesa un dolore immenso che ha la necessità di essere misurato, perché conoscere i dati è importanti, non scontato. La violenza è il filo rosso delle azioni che hanno pervaso la nostra società. La violenza va identificata, riconosciuta, compresa; essa è ereditaria, pervasiva, cronica. È dunque una patologia, in cui ad essere coinvolti sono diversi soggetti, da un lato i violenti dall'altro lato le vittime, entrambi da non sottovalutare. Oggi si quantifica che la violenza costa al sistema statale 17 miliardi di euro annui. Ecco perché quantificare economicamente questo danno è diventato - per tutti noi- dichiara Marina del Zompo- un dovere".

Dalla violenza di genere come patologia relazionale e dei relativi costi sociali ed economici, alla violenza patologica che sfocia in atti criminali la parola passa a Fiorella Pilato, prima magistrata sarda ad essere eletta nel CSM per parlare dell'ingresso delle donne in Magistratura e delle Madri Costituenti. Un excursus sul ruolo della donna riconosciuta per lungo tempo regina della casa ma non come soggetto capace di giudicare. Fortissime le resistenze culturali per l'introduzione delle donne in Magistratura che solo nel 1963 saranno ammesse al primo concorso. Nel 1965 le donne entreranno nell'ordine giudiziario. Oggi si contano 4465 uomini e 4689 donne .Le donne inserite sono in maggioranza.

Sarà Anna Maria Busia Avvocata, Consigliera nel xv Consiglio Regionale Sardo, Responsabile nazionale per la Giustizia del Centro Democratico ad affrontare la proposta di legge alla Camera dei Deputati (primo firmatario On. Roberto Capelli) e al Senato(primo firmatario Sen. Luciano Uras) "in favore degli orfani di crimini domestici" da lei redatta. Basilare la tutela delle vittime dei femminicidi, ovvero i minori, gli orfani, orfani per la seconda volta. In Italia sono 1700 le vittime collaterali di femminicidio. Impossibile non affrontare il tema delle differenze di genere in politica e le polemiche che spesso infuocano sulla doppia preferenza di genere. Ma è il linguaggio ad offrire - una possibile strada per il superamento della violenza contro le donne. Un linguaggio di genere farà in modo che la donna possa avere una propria simbologia davanti ad un'innegabile violenza sulla rete rispetto all'introduzione della declinazione a femminile del linguaggio che testimonia l'urgenza di interventi in tale senso. Esiste un problema di violenza che si esprime con un linguaggio violento testimoniato da un sondaggio sul'uso delle parole verso questi 3 soggetti (donne 28 mila, migranti 38 mila, omessessuali 28 mila) nelle città di Bari, Roma, Milano.

"Ogni fenomeno se non è conosciuto non può essere misurato" Per poterlo arginare è necessario conoscerlo. Il 35% delle donne nel mondo subisce violenza.. Così Susi Ronchi giornalista professionista, prima donna a seguire stabilmente la politica nel telegiornale regionale della Rai, componente dell'associazione GiULiA giornaliste. parla del linguaggio di genere nei media. E lo fa richiamando Cecilia Robustelli, scrittrice, linguista e docente universitaria italiana che si occupa tra le altre cose di linguaggio di genere. Il linguaggio deve rispettare il cambiamento. Il linguaggio è fonte di diseguaglianza, ma faticosamente, ciascuno nel proprio ambito - dichiara Susi Ronchi - deve inserire un elemento di rottura. Determinanti il ruolo della formazione, dell'educazione e dell'informazione

 
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