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L'EDITORIALE

Francesca Barracciu, dopo tanti errori, oggi ha saputo fare la cosa giusta

La sottosegretaria alla Cultura è stata rinviata a giudizio: contestato l'uso illecito dei fondi dei gruppi del consiglio regionale della Sardegna. Lei si dimette dopo pochi minuti.

CLAUDIA SARRITZU
mercoledì 21 ottobre 2015 18:13

di Claudia Sarritzu

Francesca Barracciu la conosco personalmente da un po' di anni, e devo ammetterlo: non ho mai provato una grande simpatia per lei (chi sa? forse la cosa è reciproca). Ho sempre pensato che il suo carattere forte e testardo, un pregio certo, nel suo caso invece si sia trasformato nel suo peggior nemico, politicamente parlando.

Si è sempre fatta consigliare poco e male. E ogni volta: la sua irruenza, la sua impulsività nel commentare e rispondere a giudizi anche ingiusti, l'ha spesso fatta passare dalla ragione al torto, provocando degli scivoloni anche imbarazzanti, sia per se stessa che per il suo partito, il Pd, che nell'imbarazzo ormai ci sguazza da anni.

Per 5 anni è stata l'unica consigliera regionale donna del partito democratico sardo (alla faccia della parità di genere) durante la famosa legislatura dove le vengono contestati 81mila euro di spese pazze, non giustificate secondo il pm Marco Cocco. All'inizio dell'indagine si parlava di 33mila euro di rimborsi chilometrici per il carburante (un po' troppi, all'epoca si scatenò la satira sul web), ma poi la cifra è ancora aumentata e la sua posizione è diventata sempre più difficile. Così i sardi, anche quelli che scherzavano sulla "benzina", hanno smesso di ridere. Difficile a quel punto è diventato anche il compito di chi doveva difenderla.

Ma lei ha sempre ribadito che se fosse stata mandata a processo si sarebbe dimessa, prima dal ruolo di Presidente della regione Sardegna, se avesse vinto (arrivò infatti prima alle primarie del centrosinistra il 29 settembre 2013 in vista delle elezioni regionali del 2014 con il 44,3%, ma fu costretta dal suo partito a lasciare la candidatura e venne sostituita dal professor Franncesco Pigliaru, che oggi governa l'Isola), poi, quando arrivò l'incarico da Palazzo Chigi, da sottosegretaria alla Cultura.

Se penso a lei sento la fatica del restare in piedi in un campo minato. Dove i passi falsi te li fanno fare i colleghi di partito, che con la mano fanno finta di tenerti in piedi e con la gamba ti fanno lo sgambetto.

Odio il femminismo a tutti i costi, e non voglio cascarci neppure questa volta: eppure, riavvolgendo il nastro della carriera politica della Barracciu mi sorge spontanea la solita domanda: se fosse stato un uomo l'avremmo tartassata così? Con la stessa ferocia? O forse dalle donne ci aspettiamo sempre qualcosa di meglio, di più?

Di sicuro è innocente fino al terzo grado di giudizio, e tutti noi continueremo comunque a pensare che 81 mila euro di rimborsi spesa in 5 anni sono davvero difficili da giustificare, non tanto penalmente, ma moralmente.

Fare questo lavoro ti costringe spesso a frequentare la politica, anche se da spettatore, e a vedere gli stili di vita di questi uomini e queste donne che a colpi di fondi ai gruppi consiliari e di stipendi inimmaginabili, per un cittadino qualunque, perdono completamente il contatto con la realtà e la quotidianità dura e frustrante delle persone che li votano.

Una cosa su Francesca "donna" la voglio dire, perché in fondo sono le donne e gli uomini a fare la politica. E' sempre stata umana in un mondo di furbizie e pugnalate, è stata orgogliosa come solo noi sardi sappiamo essere, ma forse fin troppo, fino alla sua rovina. E' stata vera nei suoi terribili difetti, al punto che non ne avevi paura perché sapevi cosa dovevi aspettarti da lei.

Detto questo non spetta a noi commentare, assolvere e condannare la dimissionaria sottosegretaria alla Cultura, ma tocca a tutti noi prendere atto che, per una volta, (e al diavolo la dietrologia su chi e perché l'ha costretta) una cosa detta è stata fatta. Brava Barracciu, perché per essere ricordati senza astio in questo Paese bisogna sapersi dimettere, e tu questa volta, l'hai capito. In mezzo a tanti passi falsi, un passo giusto che ti varrà la stima di molti.

 
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