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SPORT

Brian Clough: l'allenatore nella leggenda del calcio

In Inghilterra e in Europa vinse tutto con squadre provinciali. Una vita epica.

Redazione
mercoledì 30 settembre 2015 18:26

di Argentino Tellini

C'è stato un tempo in cui anche il calcio era umano e i soldi non comandavano. C'erano anche dei grandi personaggi, uomini di cui si sente la mancanza: erano esattamente il contrario degli attuali protagonisti del pallone, dei soliti personaggi che dicono le solite banali frasi in tv, sempre le stesse, figlie dell'ipocrisia del tempo in cui viviamo. In Inghilterra anni fa è vissuto un allenatore smargiasso, arrogante, simpatico e chiacchierone. Non ebbe mai le spalle coperte da presidenti miliardari arabi o ricconi come Berlusconi o Abramovich, non fu mai idolatrato come un re dalla stampa, dalla quale invece fu spesso inviso . Eppure vinse tutto e fece la storia del calcio. Non allenò mai grandi società, ma formazioni che facevano di nome Derby County e Nottingham Forest, con le quali vinse titoli nazionali e Coppe dei Campioni. Sarebbe come se in Italia un allenatore vincesse scudetti e trofei europei con l'Atalanta o il Crotone. Questo condottiero chiacchierone si chiamava Brian Clough: è stato uno dei più grandi allenatori inglesi di tutti i tempi ed uno dei più grandi della storia del calcio. Qualche anno fa è stato immortalato nella splendida pellicola " Damned United ",del regista britannico Tom Hooper, tratto dall'omonimo libro di David Peace.Il film narra dei famosi quarantaquattro giorni al Leeds che spezzarono il cuore al nostro Brian, esonerato dopo poche gare. Era l'autunno del 1974, il bivio di una grande favola. Ma torniamo indietro di qualche anno. Brian Clough, otto fratelli, figlio di operai, nel 1964 ha 29 anni ed ha appena smesso di giocare. E' stato un grande centravanti, un vero ariete, in 274 partite ha segnato 253 reti, col Middlesbrough ed il Sunderland.

Poi arriva l'infortunio al ginocchio e si mette ad allenare: prima ad Hurtlepool, fumosa citta portuale del nord ovest Inghilterra e poi nel 1967 a Derby, in pieno Regno Unito. Con il Derby County scrive una delle più belle pagine del calcio mondiale. Brian Clough raccoglie una squadra a pezzi, che non ha mai vinto nulla e che gioca ancora in uno stadio fatiscente, circondato da centinaia di pub pieni birra e fiati. Nel 1969, contro ogni pronostico, porta la squadra in Premier League, che allora si chiamava First Division. Al primo anno nella massima lega tutti danno la sua formazione per sicura retrocessa; come può del resto reggere il confronto con Liverpool, Manchester e Arsenal? Accade però l'imprevedibile. Il Derby nel 1970 non solo non retrocede ma raggiunge il quarto posto, intimidendo specie al "Baseball Ground" qualsiasi squadra. Il gioco della formazione di Clough non si è mai visto prima: arrembante e velocissimo, ma soprattutto rasoterra e tutto di prima, esattamente l'opposto di ciò che sono abituati a vedere tutti i tifosi inglesi a quei tempi, cioè palla lunga e pedalare. Una rivoluzione copernicana quindi, regia di Brian Clough, l'allenatore spavaldo e chiacchierone. Le sue frasi e aforismi cominciano a fare epoca " Se Dio avesse voluto farci giocare con la palla alta ci avrebbe fatto giocare tra le nuvole". Al suo pretoriano John Mc Govern, tutto forza e muscoli, per caricarlo gli dice " Hai più classe tu in un'unghia di quanto ne avessi io in tutto il corpo". Ai giocatori nello spogliatoio arringa " Ne possiamo parlare per venti minuti, poi stabiliamo che ho ragione io". Con i giornalisti scherza " non sono il migliore allenatore del mondo, ma penso almeno il numero uno". Per Brian Clouth fuori dagli allenamenti sono grandi bevute, furibonde polemiche con gli avversari e soprattutto liti col presidente, già geloso di lui. I suoi giocatori non sono star, si chiamano Davies, Todd e Mc Farland, tutti da lui scoperti e forgiati. Eppure a quella banda di pazzi sconosciuti, in uno stadio di provincia dalle tribune di legno e dal tifo infuocato, riesce un'impresa memorabile: la conquista del titolo inglese nel 1972, superando all'ultima giornata i rivali del Leeds, illustri interpreti di un gioco durissimo e per questo accusati da Clouth di essere "poco più di macellai".

Anche l'anno successivo, il 1973, fu un'annata da incorniciare per il Derby, sempre ai vertici e con una semifinale di Coppa dei Campioni persa ai danni della Juventus, conclusa fra infinite liti, innescate naturalmente dal piromane Clough. A Torino all'andata i bianconeri si impongono per 3 a 1, con qualche aiuto arbitrale. Sono inoltre ammoniti i giocatori inglesi Mc Farland e Gemmil, che già diffidati non possono disputare per squalifica il ritorno. Negli spogliatoti torinesi a fine gara accade di tutto. Il trainer britannicO è furibondo, sia per la partita che per quelle ammonizioni, a suo dire "scientifiche" e suggerite dal giocatore juventino Haller, connazionale dell'arbitro tedesco. In più lancia accuse infamanti contro la dirigenza juventina, guidata da Italo Allodi e Gianni Agnelli. Clouth dichiara ai quattro venti, senza mezze misure " l'arbitro tedesco è un venduto e gli italiani sono dei bastardi mafiosi che si hanno comprato la partita". Il suo vice storico e migliore amico Peter Taylor rincara la dose definendo Allodi "un ladro". Tenta inoltre di aggredire l'arbitro, rischiando addirittura di essere arrestato dalla polizia italiana. I due allenatori al ritorno in patria subiscono un linciaggio mediatico e vengono considerati " indegni", specie dai giornali londinesi, da sempre insofferenti verso il Derby, una squadra della bassa provincia che stava oscurando le ricche squadre della capitale. Tutto ciò naturalmente non ferma il bellicoso Clough, che anzichè acqua getta ancor più benzina sul fuoco oramai dirompente.

Ogni giorno, per la gioa dei tabloid, rilascia dichiarazioni di guerra nei confronti della Juventus e degli italiani, definendoli anche " dei codardi in guerra" e portando così la tensione per la partita alle stelle. E' tutta una tattica: il grande marpione sa bene che la Juve è tecnicamente superiore alla sua squadra, inoltre falcidiata dalle squalifiche. Il suo è l'unico modo per incutere timore ai giocatori torinesi. La sfida del ritorno ad ogni modo è massacrante per i bianconeri, in un ambiente a dir poco ostile. Nel primo tempo la Juve non oltrepassa il centrocampo, gli inglesi corrono e giocano come ossessi, caricati a mille dal loro condottiero e da un pubblico a dir poco entusiasta. I torinesi sono sul punto di cedere definitivamente quando l'arbitro concede il rigore al Derby.Lo specialista Hunton manda però fuori dal dischetto, gettando alle ortiche le speranze della sua squadra. Finisce 0 a 0, nonostante i disperati assalti del Derby. I bianconeri torinesi, per loro stessa ammissione, finiscono stremati, ma si qualificano per la finale, persa poi a Belgrado contro la grande Ajax di Cruiff. Nello spogliatoio Clough, tanto per non smentirsi, rincara le accuse di mafia contro gli italiani, accuse che non rinnegherà mai. Dopo quella stagione si rompono definitivamente i rapporti col Presidente del Derby Sam Longson, sempre geloso di lui e sempre più infastidito dall'attenzione morbosa che stampa e tv dedica al suo bravissimo e stravagante allenatore. Il divorzio fra i due, fra feroci polemiche, è la logica conseguenza. Clough fra lo stupore generale accetta le offerte degli arci nemici del Leeds. Iniziano i famosi quarantaquattro giorni che spezzeranno quasi il cuore a Clough. La sua nuova squadra, fortissima e legata al vecchio trainer Don Revie, non lo accetta, specie i senatori: in particolare gli scozzesi Brammer e Jo Jordan, si proprio lui, lo squalo, che vestirà anni dopo la casacca del Milan. Dopo poche settimane, con una sola partita vinta in campionato, Clough viene esonerato. E' una ferita mai rimarginata per lui. Ai giornalisti che spesso lo stuzzicano sull'argomento dice " Brammer e gli altri non sanno quanto mi hanno ferito e fatto male, mi hanno fatto sentire come un intruso ad una festa di capodanno". Clouth, dopo la breve parentesi Leeds, è dato per spacciato. Appare infatti sconvolto, deluso e amareggiato. Ma da quel clamoroso tonfo nascerà una storia bellissima e indimenticabile.

Clouth accetta l'offerta di un club di secondo piano, che milita in seconda divisione e che da decenni non vince nulla: il Nottingham Forest. Assieme a lui come secondo c'è sempre il fido Peter Taylor, l'amico del cuore, l'unico a cui chiede un parere. Come prima cosa chiama dal Derby i suoi pretoriani Mc Govern e O'Hara, ma soprattutto acquista la bizzosa e velocissima ala scozzese Robertson. Nel 1977 è subito promozione, ma la favola è appena agli inizi. Clough recupera la sua vecchia simpatica arroganza: grida al mondo che conquisterà di nuovo il titolo di Inghilterra. La stampa britannica ne fa titoloni e burle, lo prende per matto. Il bizzoso allenatore fa acquistare dalla dirigenza il portiere Peter Shilton, che diventerà assieme a Banks il più forte portiere inglese di tutti i tempi. Raggiunge inoltre la squadra Gemmil, altra vecchia conoscenza del Derby. Il gioco dei rossi del Forest è aggressivo, in attacco ricalca quello del Derby, con combinazione brevi e velocissime, sempre palla a terra. Le altre big sono disorientate. La difesa è inoltre impenetrabile, solo 24 reti subite in 38 gare. E'titolo nazionale, meritatissimo, ancora con una neo promossa. Brian Clough è oramai il re del calcio inglese. Nessuno nella storia del calcio britannico ha vinto il massimo campionato con due provinciali, a parte il grande Sir Alf Ramsey, l'allenatore del mondiale vinto dall'Inghilterra nel 1966, che riuscì a condurre al titolo una neo promossa, l'Ipswich Town. Clouth diventa sempre più spavaldo e le spara grosse: ora dice che vuole vincere la Coppa dei Campioni. Non gli crede nessuno ovviamente, tutti lo aspettano al varco con i fucili spianati. Il manager allenatore fa acquistare dal presidente due tasselli fondamentali per l'attacco: i giovani Birtles e soprattutto Trevor Francis. Il Nottingham sembra inarrestabile, in casa imbattibile. La prima vittima in Coppa Campioni è il Liverpool, detentore del titolo europeo. Poi una straordinaria cavalcata, la semifinale contro il Colonia addirittura entusiasmante: un avvincente 3 a 3 in casa ed una clamorosa vittoria in trasferta, dopo che Clouth si diverte la settimana precedente a fare lo sbruffone contro i tedeschi, definiti " nazisti". Il tutto per attirare solo su di se le note antipatie della stampa europea per il calcio inglese ( allora dominante) e riparare i giocatori da troppe tensioni. Il Nottingham a Colonia gioca una partita perfetta e vince 1 a 0. La finale è a Monaco di Baviera, contro gli svedesi del Malmoe. Non c'è storia, gli inglesi dominano e vincono grazie ad un gol di Trevor Francis, oramai uno dei migliori attaccanti europei. Siamo a Maggio del 1979: Brian Clough è considerato dalla stampa sportiva mondiale il più grande stratega del mondo, oltre all'allenatore più sbruffone del pianeta. Tutti studiano il fenomeno Nottingham, una provinciale in cima al calcio del globo. Il suo modulo è uno spregiudicato 4-3-3, allora all'avanguardia. Clouth però si arrabbia solo a sentire la parola tattica. Afferma infatti dissacrante " Sono i calciatori che perdono e vincono le partite, chi parla di tattica scambia il calcio per il gioco del domino". Clough in effetti si sente più un allenatore di cervelli che di altro. In estate, per tenere caldo l'ambiente britannico, ribadisce che rivincerà la Coppa. Quella competizione la riconquisterà davvero, dopo avere battuto prima in Super Coppa addirittura il Barcellona. La finale è contro l'Amburgo e si disputa al Bernabeu di Madrid il 28 maggio 1980. I tedeschi, che hanno eliminato anche il Real Madrid, sono dati per favoritissimi anche dalla stampa inglese, che sotto sotto non vede l'ora che il re cada. Clough è invece incorreggibile e si sente ultra sicuro della vittoria, nonostante l'assenza del suo uomo migliore Trevor Francis. Al 20° Robertson sigla il vantaggio del Nottingham. La squadra lo difenderà con i denti sino alla fine, incitata dal suo profeta in panchina.

Il Notthingham Forest è Campione d'Europa per la seconda volta consecutiva, un miracolo del calcio. Tutte le grandi del Continente sono da due anni a bocca asciutta. Real, Barcellona, Ajax, Juventus,Liverpool devono inchinarsi ad una provinciale, condotta da un allenatore istrione e con una diplomazia pari a zero. Brian Clouth è all'apice della sua carriera. Negli anni successivi il Nottingham si dovrà disfare per ragioni economiche dei suoi giocatori migliori. Trevor Francis andrà alla Sampdoria e si dimostrerà , nonostante i tanti infortuni, uno dei migliori stranieri venuti in Italia negli anni 80. La squadra continua a giocare per anni a buoni livelli, vincendo anche vari trofei nazionali. Per Clough c'è anche da registrare la rottura professionale e umana col suo secondo Peter Taylor. I due ne soffriranno molto, ma non lo daranno mai a vedere, orgogliosi e tignosi come sono. Il Notthingham a fine anni 80 è una squadra composta da giovanissimi che Clough lancia nei grandi palcoscenici. Alcune sue frasi fanno ancora epoca: " La mia squadra è tanto giovane, che parecchi di loro credono ancora a Babbo Natale, ed io non ho il coraggio di dire loro la verità". Oppure " Quest'anno il grande problema della squadra sarà l'acne giovanile". La formazione comunque si esprime sempre bene,in un ambiente familiare, arrivando quasi sempre nelle finali dei vari tornei. Peccato che dopo ogni stagione i giovani migliori debbano essere venduti per esigenze di bilancio, ma questo oramai è diventato il calcio. Poi per Clouth arriva il giorno terribile, che segnerà per sempre la sua esistenza e ne faciliterà il ritiro dalla panchina. IL 15 Ottobre 1989 si consuma in Inghilterra una delle più gravi tragedie del calcio mondiale. Si gioca a Sheffield, stadio Hillsbrough, la partita di Coppa inglese Nottingham Liverpool. Nella curva del Liverpool muoiono schiacciati dal peso degli altri tifosi ben 96 persone. Clough è sconvolto e senza pensarci negli spogliatoi da la colpa ai tifosi del Liverpool stesso, che spesso in quegli anni si sono resi protagonisti di episodi violenza, come contro la Juventus quattro anni prima all'Heisel di Bruxelles. La stampa inglese il giorno dopo massacra Clough, che in panchina non sarà più lo stesso, nonostante la sua formazione abbia vinto quell'anno la prestigiosa FA Cup. Nel 1990 per il Nottingham un'altra stupenda annata. Gli arcieri del Forest giocano la finale di Coppa d'Inghilterra a Wembley contro il Tottenham guidato da Venables in panchina e da Paul Gascoigne in campo. E' un esodo biblico di tifosi al seguito della squadra di Clough. Il Notthigham gioca praticamente in trasferta ( il Tottenham è infatti londinese) una partita meravigliosa, ma si fa raggiungere alla fine. Nei tempi supplementari una sfortunata autorete condanna la squadra. Brian Clouth è un uomo distrutto negli spogliatoi: nemmeno lui sa mascherare la delusione cocente.Non rilascia ai giornalisti nemmeno una dichiarazione bellicosa o provocatoria. Sembra svuotato, senza energia. Avvilito annuncia il ritiro. I dirigenti lo convincono a rimanere, ma Clough non è più lo stesso, non vuole più sentirne di calcio giocato. Dopo 15 anni con i reds è molto provato, ha sopportato tensioni e pressioni spaventose, si è preso sempre la squadra sulle sue spalle. Ora non ha più la forza. Quei 96 morti del Liverpool non li ha mai dimenticati, inoltre la sopravvenuta morte dell'amico e suo eterno secondo Peter Taylor (senza una riappacificazione) lo scuotono profondamente nell'animo. Nel 1993, dopo due stagioni incolori, Clough si ritira. Ha solo 57 anni. Il suo palmares, tutto in squadre minori, è straordinario: due titoli nazionali, due Coppe dei Campioni, una Super Coppa Europea, quattro Coppe di Lega e un'altra serie di trofei minori impressionante.

Dopo il ritiro dalla panchina i suoi noti problemi con l'alcool si acuiscono, tanto che gli viene trapiantato con successo il fegato. Nel frattempo diventa uno dei più seguiti commentatori calcistici della tv inglese. Il suo umorismo è proverbiale, le sue battute all'arsenico, le sue analisi tecniche sempre lucide. Uno dei bersagli preferiti è David Beckham del Manchester United, definito da Clough " non un giocatore, ma una bella fighetta", specie quando gli dicono che si è portato appresso per una vacanza ben 14 paia di scarpe. " Io 14 paia di scarpe non le ho mai avute in vita mia", sentenzia alla tv inglese, tra l'ilarità dei presenti e degli spettatori. Non parla però mai in pubblico dei suoi veri crucci, che solo i suoi fidati amici sanno: sempre quei 96 morti e la mancata riappacificazione col suo grande amico e secondo Peter Taylor. La sua amarezza per questo traspare nella dedica struggente della sua bellissima autobiografia, pubblicata nel 2002 "A tutti gli amici che non ci sono più, quelli che ho perso e che mi mancano così tanto". Inoltre nelle pagine del libro il grande ex allenatore descrive "il suo grande sbaglio", quello di avere lasciato la vera squadra del suo cuore, il Derby County. Brian Clough muore di tumore il 20 settembre del 2004. Con lui se n'è andato un allenatore e uomo irripetibile, alfiere di calcio che non c'è più, quello cavalleresco ed epico in cui una provinciale poteva salire sul tetto del mondo.