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SPORT

Il campione Salvatore Erittu, una vita da film

Vicissitudini degli ultimi anni e gesta sportive di un pugile che è già entrato nella storia dello sport italiano [Tino Tellini]

Redazione
martedì 30 giugno 2015 16:07

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di Tino Tellini

Quella che leggerete è la vera storia del pugile di Porto Torres Salvatore Erittu, 34 anni, nuovo campione italiano professionisti dei pesi massimi. Ho una certezza: da altre parti ci avrebbero fatto un film. E non avrebbero sbagliato, ne sono sicuro.

Nell'estate del 2010 in Sud Africa si disputano i mondiali di calcio. Tore Erittu è un grande appassionato, da ragazzo era un poderoso centravanti, di quelli che corrono sempre e non mollano mai. La partita è Italia Paraguay, una brutta gara, scorbutica. Fa caldo in casa, anche con i ventilatori accesi. Tore apre il frigo, a due metri dalla sua tv, prende una bibita fresca. Il nostro pugile sta vivendo un momento magico. E' campione italiano professionisti dei massimi leggeri, poco prima ha anche conquistato il titolo Intercontinentale e quello Mediterraneo di categoria. che lo pone fra i primi 30 al mondo. Nessun traguardo sembra essergli precluso, anche se brucia in questi giorni la dolorosa separazione dalla sua compagna. Ma dove eravamo rimasti? Già, al frigo, un maledetto frigo dal quale nascono tutti i guai. Tore appena lo apre sente una fitta al petto, proprio al centro, lancinante. Sente quasi di svenire, mentre il cuore pare scoppiare nel torace. Tore però non perde la calma, prende la macchina, chiama al cellulare un amico, cerca di arrivare da solo al pronto soccorso di Sassari, ma non ce la fa. L'amico riesce a raggiungerlo all'entrata della città. Un'altra corsa pazza in auto, non c'è quasi tempo. I medici lo salvano per miracolo e lo strappano da un destino ingiusto e perfido, ma la diagnosi è impietosa: grave aritmia cardiaca. Tre mesi di stop, sul più bello. No, non ci voleva. Comincia da questo momento l'Odissea di Tore, che durerà anni. Neanche a Parma, in un centro specializzato, riescono a ridurre l'aritmia, dovuta ad una disfunzione elettrica del cuore. Ogni giorno per Tore Erittu è un tormento, l'ambulanza è oramai il suo taxi che lo porta al pronto soccorso. Il cuore sembra impazzito, a riposo raggiunge anche i 180 battiti al minuto. Ma non è che l'inizio. Subentra un'altra aritmia, una fibrillazione atriale, che complica cose già complicate. Ogni giorno, per risolvere l'enigma, dall'arteria femorale i medici gli introducono una sonda, che va a frugare il suo grande cuore ferito. A Milano finalmente ci capiscono qualcosa del suo atrio impazzito e almeno quella ultima aritmia sembra risolta, rimane però latente ed infida sempre l'altra. A Settembre, dopo 3 mesi dal primo attacco cardiaco, Tore fa una prova da sforzo per tastare le sue condizioni, ma il suo fisico e la sua mente sono duramente provati, infatti crolla letteralmente a terra dopo qualche minuto. E' un Calvario. Poi il rientro a Porto Torres, dove infatti l'aritmia iniziale si ripresenta ancora, forte ed invincibile come prima. Tore cade in depressione, ma a Novembre il suo problema cardiaco è risolto dagli specialisti. Sono passati 6 mesi da quando aveva aperto il frigo. Tore si butta a capofitto negli allenamenti, vuole recuperare il tempo perduto che il fato gli ha sottratto alla gloria. Nell'estate del 2011 il nostro campione tenta il rientro a Stintino, vince, ma non sembra lui, appare stanco e svuotato. Nonostante questo vuole incontrare un avversario più forte degli altri, per mettersi alla prova: il roccioso rumeno Ilev. Grave errore, non si scherza con il fuoco, con i pugni freschi e potenti di un pugile dalla mente sgombra da pensieri ostili. Tore non è al massimo, la sua condizione psico fisica è ancora approssimativa ed infatti ad Arzachena subisce una durissima punizione: ko al secondo round. E' la prima sconfitta da professionista. Cala il buio nella vita di Tore Erittu. All'improvviso si trova fuori dal giro. Nessuno, a parte Alberto e pochi altri, crede in lui, in diversi lo abbandonano, anche qualche falso amico. La vita, si sa, riserva anche questi bocconi amari. Nel 2012 Tore Erittu rimane inattivo, non disputa nessun incontro, falciato nel cuore e nell'anima dagli eventi e dalla sfortuna. Aveva il mondo in mano, ora è in ostaggio di se stesso e delle sue delusioni. Una piovosa mattina dell'inverno del 2013 un'altra tegola terribile. Tore apre facebook e trova un messaggio privato del suo amatissimo maestro Alberto Mura. E' un messaggio amaro, una stilettata allo stomaco. Alberto scrive al suo allievo che sta male, malissimo: quel suo terribile tumore si è ripresentato più agguerrito prima. Il maestro, nonostante la dolorosa malattia che l'opprime, intima a Tore di non mollare, di continuare la boxe. Alberto però non ce la fa, muore rimpianto da tutti qualche tempo dopo: il cancro non gli concede un'altra possibilità. Per Tore Erittu è una ferita lancinante, mai del tutto rimarginata. Dopo i problemi cardiaci, la sconfitta, la malattia del maestro, altre vicissitudini personali, cade nel baratro di una grande depressione che durerà diversi mesi e sembra senza via di uscita. Ma un giorno del 2013 gli scatta una molla dentro: basta medicine, basta depressione, è ora di dare una lezione alla vita diventata ingrata. Tore ricomincia ad allenarsi. Ha un nuovo maestro: il mitico Maurizio Zennoni, che si ammala di tumore pure lui, ma ha la meglio sul mostro maledetto. I rientri pugilistici non sono male, ma il nostro campione continua a non essere quello pimpante e invincibile del 2009. La strada per tornare quello di prima, per rinverdire i vecchi fasti, è ancora lunga, ma Tore la vuole accorciare. E sbaglia ancora, la seconda volta. Incontra il forte Lovaglio per il titolo professionisti dei massimi leggeri a Parma. In altri tempi sarebbe un avversario abbordabile, ma ora no, è una montagna troppo ostica da scalare. Erittu inoltre si dimentica dei consigli dell'abile Zennoni e ad inizio match la mette in rissa da strada, in barba ad ogni buon senso. Perde rovinosamente andando ko alla prima ripresa. Per Tore potrebbe calare il definitivo il sipario, ma invece sarà da quella umiliante sconfitta che il nostro campione troverà la forza di rinascere, nonostante accusi problemi all'equilibrio, dovuti ad una sopraggiunta disfunzione all'orecchio. Bazzecole per Tore, dopo tutto quello che ha passato. Nel frattempo altri sono scappati dalla vita di Tore, ma i veri amici no, loro no, lo coccolano, lo esortano a continuare. E lui continua, con ostinazione. Alla fine della pineta di Porto Torres, nei pressi di Platamona, fra due robusti alberi, qualcuno ha posto una trave. E' li che Tore comincia ad allenarsi, con una determinazione da gladiatore e gli occhi infuocati da tigre siberiana. Fonda anche un Team tutto suo, il Boxing Club Erittu. Presidente è sua sorella Ilaria. In pineta ed in palestra continuano per mesi i suoi allenamenti, quasi sempre in compagnia di Claudio Iannarelli: un amico, un fratello, un consigliere ed un valentissimo tecnico. E' tempo di risalire sul ring, ma stavolta Tore fa le cose per bene, con calma e determinazione, anche se per l'ambiente continua a valere meno di un soldo bucato. Nel 2014 Erittu vince agevolmente gli incontri di rientro. Ora si che è il momento giusto per affrontare un pezzo da novanta: il campione lituano Kolikastitis, un pugile esperto e temibile. E' un incontro bellissimo quello che si svolge fra i due al palazzetto dello sport di Porto Torres, già intitolato al maestro Alberto Mura. Tore lo vince, suggellando il suo definitivo ritorno nel giro che conta. Poi arriva la grande intuizione di Zennoni: il nostro campione deve salire di categoria, dai massimi leggeri alla prestigiosa categoria dei massimi. Tore è alto, snello, veloce, ha forza e talento. In questa categoria può fare bene, anzi benissimo. La chance arriva subito. Le posizioni conquistate in classifica lo pongono come sfidante ufficiale del detentore del titolo: il triestino Fabio Tuiach, un buon pugile certo, ma con la lingua molto lunga e la tastiera del computer più velenosa di un serpente a sonagli. Ogni giorno infatti dalle dita del detentore nascono parole di scherno e di dubbio gusto nei confronti del rivale. Tore non abbocca, si tiene tutta la rabbia dentro e attende pazientemente il suo giorno, quello della verità, quello della sua definitiva rivincita. Gli insulti lo caricano. Il 13 Giugno a Brescia, in una cornice maestosa di pubblico, fra cui molti sardi e turritani, i due pugili incrociano i guantoni per il titolo. Tore disputa uno dei più belli ed intensi incontri della sua carriera. Dieci riprese mozzafiato, vincenti, veloci: per Tuiach non è una sconfitta, è un'umiliazione, totalmente annichilito dalla boxe dello sfidante sardo, che non gli da tregua e lo anticipa in ogni fase del match. Tore Erittu vince nettamente ai punti, è apparso di un altro pianeta: un pugile, un atleta e soprattutto un uomo ritrovato. Maurizio Zennoni, Claudio Iannarelli e tutto il suo staff tecnico hanno avuto ragione a credere in lui. Ora è il nuovo campione italiano professionisti dei pesi massimi. Nessun pugile sardo della storia vi è riuscito, come non è riuscito a vincere il titolo professionisti in due categorie diverse come ha fatto Tore. E' un trionfo: umano e sportivo, una giusta ricompensa per le atroci delusioni che avrebbero stroncato chiunque. Il rientro a casa di Erittu è dolce, dolcissimo. Tutta Porto Torres lo aspetta per riabbracciarlo, dopo avere trepidato in tv, come tantissimi tifosi sardi e non. Gli amici più intimi gli organizzano una bellissima festa al Bar Sport di Porto Torres. Tore è commosso, felice come un bambino, la cintura tricolore è la sua, in bella mostra, nessuno gliela può togliere. I giorni tristi sono un lontano ricordo, adesso c'è solo spazio per il tripudio e per i calici di spumante. A Tore piace pensare che Alberto in quelle dieci riprese l'abbia guidato da lassù. Anche a noi.

Salvatore Erittu, 34 anni, detto Tore, da pugile dilettante ha conquistato due medaglie d'argento ai campionati nazionali ed ha indossato più volte la canottiera azzurra. Da professionista ha disputato 29 incontri, vincendone 27 ( di cui 11 per ko), perdendone solo 2. Nel 2009 si è laureato campione italiano dei massimi leggeri, nel 2010 nella stessa categoria ha conquistato il titolo Intercontinentale e Mediterraneo, a Giugno del 2015 è diventato campione italiano dei pesi massimi. Per questi meriti, per le sue vicissitudini, per la sua storia personale, è già entrato di diritto nella leggenda del pugilato sardo e nella storia dello sport italiano

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